Giuliano De Marchi (16.04.1947 – 05.06.2009)
Chi era Giuliano
Giuliano De Marchi è stato medico e alpinista, ma anche grande uomo di cultura.
Interessato alle scienze, sempre in intima e profonda sintonia con la natura e l’universo che lo circondava.
Sinceramente attento all’uomo e disponibile all’ascolto vero, curioso delle diverse culture e religioni che incontrava durante i suoi viaggi, amava approfondirne la conoscenza con l’impegno dello studioso.
Era appassionato di musica e arte ed era un grande esperto di ornitologia.
Ha lasciato molti scritti pubblicati su riviste e in atti di convegni sui temi della montagna, ora in via di raccolta e catalogazione, e migliaia di immagini.
Abile conferenziere, ironico e appassionato, le sue serate sono ricordate ancor oggi per la spettacolarità delle immagini e l’efficacia dei racconti, nonché per la grande sensibilità nei confronti delle popolazioni locali, in particolare del Nepal, terra amatissima.
Proprio in Nepal si era ripromesso di tornare una volta in pensione, per portare il suo aiuto agli abitanti dei villaggi più alti e remoti ed ai tanti poveri delle città.
Biografia
Nato a Conegliano, ha proseguito gli studi al Liceo scientifico e poi all’Università di Padova, dove si è laureato in Medicina e specializzato in Urologia.
Trasferitosi a Belluno nel 1977, ha lavorato come urologo nell’Ospedale della città.
Chiunque lo abbia conosciuto come medico, fosse un collega o un paziente, lo ricorda oggi per le sue doti di grande umanità e disponibilità, sempre pronto a dedicare il suo tempo per spiegare, illustrare, accompagnare nel percorso di cura chi non possedeva gli strumenti per farlo da solo.
Riferimento costante per infermieri e giovani colleghi, sapeva nascondere dietro la naturale modestia un carisma straordinario.
Membro del Soccorso Alpino di Belluno e grande esperto di Medicina d’alta quota, ha fin da subito fatto parte della Commissione Medica Centrale del CAI e della Commissione del Ministero della Sanità per lo studio dei problemi della sanità nelle aree montane.
Era sposato con Simonetta Civran, attuale presidente dell’ “Associazione Giuliano De Marchi per il Nepal ONLUS”, e aveva due figli, Valentina e Matteo.
Giuliano e le montagne
Fin da bambino, condotto dal padre Nino, ha iniziato a frequentare la montagna, e ben presto ha raggiunto livelli molto elevati nell’alpinismo sia nelle Dolomiti che nelle Alpi Occidentali, tanto da essere ammesso nel 1985 al Club Alpino Accademico Italiano.
La sua attività alpinistica è stata impressionante: in Italia/Europa ha realizzato oltre 900 salite su Alpi e Dolomiti, tra cui 70 vie nuove, invernali e solitarie.
Oltre l’Europa ha partecipato a spedizioni in ogni parte del mondo: dall’Himalya al Karakorum, dall’Alaska all’Africa, dalle Ande alla Groenlandia.
1972: è sulle Montagne Rocciose di Canada e U.S.A.;
1973: è in Karakorum sul Batura Mustagh, cima inviolata di 5800 m.;
1979: è nella Cordillera Real (Bolivia): via nuova sul Ancohuma 6427 m e diretta solitaria alla parete nord del Huayna Potosi, m 6100, mentre in Perù sale in solitaria il Nevado Vilcanota, 5500 m, per la via diretta;
1980: sfiora la cima dell’Everest (versante nepalese) fermandosi a 8769 m.;
1982: sale il Monte McKinley (6194 m) lungo la West Rib;
1983: è al K2, dove sale lungo la cresta nord (versante cinese) giungendo fino a 8300 metri e dove sale anche una cima vergine di 6200 metri;
1985: sale lo Shishapangma (8050 m);
1986: sale il Makalu (8470 m);
1988: sale il Cho Oyo (8200 m);
1991: ritenta l’Everest per la parete nord ma si ferma a 8400 m.:
1994: è di nuovo all’Everest lungo la cresta nord, ma giunge fino a 8650 m.;
1997: nella Terra di Baffin (Canada) sale 5 cime vergini;
1998: si ripete con 2 nuove vie di 1000 metri, di 7° grado;
1999: al Capitan (California) sale la Via Zodiac;
2000: in Groenlandia realizza la traversata con gli sci da Est a Ovest (650 km);
2002: in Patagonia tenta la prima traversata completa dello Hielo Patagonico Sur;
2004: in occasione del cinquantesimo della salita al K2, sostituisce il capo spedizione Agostino Da Polenza portando la squadra in vetta al K2 dal Karakorum pakistano, mentre il suo tentativo si arena a 7400 m.;
2007: compie i sessant’anni sul McKinley (6194 m), salendo lungo l’impegnativa West Buttres e realizzando la prima italiana alla parete nord. In pratica attraversa da nord a sud il McKinley, in 17 giorni di marcia, con 130 km, 5600 metri di dislivello in salita e 4000 in discesa, con temperature fino a meno 45 gradi;
2008: pochi mesi dopo aver subito una nuova amputazione alle dita dei piedi, è in Yosemite, al Capitan, dove sale la via “ Tangerine Trip”;
2009: nei primi mesi torna sulle Ande e sale l’Aconcagua (6963 m) per la parete nord est.
E’ deceduto il 5 giugno 2009 durante una salita sci alpinistica in solitaria al monte Antelao.
Da segnalare che in tante spedizioni il suo ruolo di medico, impegnato a curare e soccorrere i compagni in difficoltà, lo ha costretto a rinunciare ad esprimere le sue grandi potenzialità fisiche e tecniche e, in più di un’occasione, al raggiungimento della vetta.
Riconoscimenti
Nel 2005 gli è stato conferito il Premio Pelmo d’oro per l’Alpinismo in attività, e dal 2006 è stato componente della giuria dello stesso premio. Nel 2010 ha ricevuto il Premio “Una vetta per la vita”.
A lui è stato co-intitolato il Bivacco Carnielli, sugli Spiz de Mezzodì, che ora si chiama Gianmario Carnielli – Giuliano De Marchi, riunendo così il nome di due amici che, tanti anni fa, iniziarono insieme ad arrampicare sulle Dolomiti.
Dal 2010 viene istituito all’interno del premio Pelmo d’oro il “Premio speciale Giuliano De Marchi”, dedicato alle donne e agli uomini che con particolare impegno, dedizione e passione sono stati testimoni dei valori universali delle comunità di montagna, portando un contributo originale e rilevante alla loro conoscenza, conservazione e valorizzazione.
