Non sapevo domenica mattina se l’agitazione della partenza fosse legata all’impegno in Nepal o alla mia idiosincrasia per il volo.
Poche ore dopo l’atterraggio a Kathmandu ho intuito, anche per merito della Qatar Airways, che il vero problema forse era la eredità lasciataci da Paolo.
Mi avrebbe dovuto mettere in avviso la calorosa accoglienza a sorrisi e pacche sulle spalle ma tra jet lag e traffico della Capitale la lucidità ha tardato a mettersi in funzione.
Un inciso sul traffico: lo ricordavo impegnativo, non solo per la guida a sinistra, ma non così. Ogni volta è una sorpresa. A dirla con le guide Touring: “da solo merita la visita”. E’ più che un normale traffico, è più del caos: provatelo e, già che ci siete, venite a lavorare alla ‘Rarahil’.
Dunque Paolo ha lanciato tante idee e predisposto terreno per tanto cammino che le Sue passeggiate nepalesi son poco in confronto.
Provo a elencare alcuni impegni che mi propongo per i miei pochi giorni qui:
– Elaborazione (e avvio?) di micro programmi di educazione sanitaria specie rivolti a controllo elmintiasi e diarree in genere;
– Inventario con costi di tutto il materiale presente in ADM
– Predisposizione Archivio
– Contatto Scuole vicine per eventuale futura collaborazione su progetti
– Analisi delle modalità di acquisto Farmaci e DM
– Sistemazione della farmacia e della stanza per l’autoclave
– Operazioni di maquillage ma importanti per la ns visibilità: apposizione targhe all’esterno, cura dell’accesso, divise del Personale.
Se riuscirò a sopravvivere alle odiate spezie (solo nel caffelatte non si usa mettere cardamomo, coriandolo, zenzero), nella prossima puntata Vi parlerò della dolorosa cerimonia di addio/benvenuto di ieri.
